DOVE VEDERE INTER – TORINO IN STREAMING – La partita valida per la seconda giornata sarà visibili come sempre in Diretta Tv a pagamento su Sky Calcio ma anche su DAZN.

Per vedere la partita in streaming gratis, devi essere un abbonato Sky o DAZN, oppure utilizzare le applicazioni per tablet, PC o telefonino smartphone Sky Go e DAZN.

La seconda giornata di Serie A ci porterà a seguire una bella partita in casa dei nerazzurri che lascerà migliaia di tifosi incollati davanti gli schermi di qualsiasi dispositivo elettronico.

Domenica 26 agosto 2018 alle ore 20:30 Inter – Torino si affronteranno per giocare la seconda giornata del campionato di Serie A 2018 2019.

Nell’articolo spiegheremo in maniera dettagliata come seguire la bellissima partita fra Inter – Torino in Streaming Gratis • Come vedere Inter – Torino dove vederla

Dove vedere Inter Torino in tv

Come noto la partita Inter Torino sarà trasmessa in diretta live tv su  Sky Sport con un grande pre partita e come al solito un post partita per fare l’analisi sulla gara appena trasmessa, con interviste, Highlights e pagelle. Il calcio d’inizio sarà alle ore 18.

Dove vederla in streaming

Inoltre la gara Inter Torino sarà in anteprima anche per gli abbonati Sky su Sky Go, che consente di vedere i programmi Sky su pc e dispositivi mobili.

Ci sono poi tanti altri siti che trasmetteranno la gara in streaming: Il consiglio che diamo sempre ai nostri lettori, è quello di vedere la partita in modo del tutto legale, e no sui soli siti come Rojadirecta.

Sessantanni più uno, Marcelo Brozovic. Contro il Torino, ma soprattutto per l’Inter, per vedere, capire, spingere e smistare, correre e guidare. L’estate sta finendo, lo capisci da San Siro che tornaa a riempirsi, come prima, anzi più di prima. La chiamano spinta: c’è pure chi la soffre, beata sofferenza. L’Inter che ha chiuso lo scorso campionato con 57 mila presenze di media spettatori è la stessa Inter che adesso alza l’asticella. Naturale, no? Sette acquisti, squadra rinforzata, aspettative elevate, abbonamenti sold out: fai la somma e finisci sopra media. Domani saranno 60 mila i tifosi: siamo ai livelli del post Triplete, quando l’esordio in campionato successivo ai trionfi fu accolto da 62 mila spettatori. È l’ennesima conferma di una tendenza quasi clamorosa, frutto di profondo lavoro su ticketing ed entertainment fatto dagli uomini marketing del club nerazzurro. Non è più solo una partita, è anche una partita. Esempio pratico: prima del fischio d’inizio domani tutto lo stadio parteciperà a una coreografia, un telo in mezzo al campo rievocherà lo slogan della campagna abbonamenti, «a riveder le stelle».

LEADER Stelle come Brozovic, Epic a fasi alterne, fenomenale e deludente a volte dentro la stessa partita, lo stesso primo tempo o quarto d’ora che sia. Ecco: non si può più fare. L’In- ter gli chiede la continuità che mai ha avuto, per tutta la stagione, non per metà come gli è accaduto lo scorso torneo. Luciano Spalletti gli ha dato del leader, parolina di cui nel mondo del calcio molto spesso si abusa. Ma se la tira fuori un allenatore riferita a un proprio giocatore, vale un’investitura e una motivazione elevatissima. «Previsioni di Brozovic, che Marcelo farà domani?» è domanda che Spalletti non vorrebbe più porsi. Perché non c’è altra via. Perché nel centrocampo dell’Inter il croato è Punico vero giocatore in grado di garantire una buona dose di  qualità, il mercato in fondo non ha prodotto altri arrivi dello stesso genere.

TUTTO E NIENTE In soldoni: mai più un altro Sassuolo-In- ter, partita che più di ogni altra spiega il bianco e il nero che è Brozovic A Reggio Emilia il croato è stato il giocatore con più passaggi positivi (95), ma anche quello con più palle perse (21), quello con più lanci positivi (5) e quello con più passaggi negativi (14). Bene e male, fritto misto da non ordinare più. Meglio il Brozovic che nello scorso campionato è stato il primatista nerazzurro di assist (nove). Meglio quel centrocampista che al Mondiale con la Croazia a un certo punto ha «costretto» il suo allenatore a spostare qualche metro più in là persino un ceno Modric. Meglio quel ragazzo che ha accorciato le vacanze per tornare ad allenarsi cinque giorni prima dei compagni ad Appiano. Per Brozovic Spalletti stravede, s’è capito. Tanto è convinto delle potenzialità del croato che ralle natore ha condiviso con la società l’idea di non prendere un altro centrocampista sul mercato di pari livello. Non è giusto chiamarla scommessa, ma certamente è una sfida che Spalletti vuole vincere con Brozovic, per provare a trasformarlo nel regista della sua seconda Inter. Se sarà stato un azzardo, lo si capirà più avanti. È un rischio, questo sì.

SI TRATTA Rischio calcolato, a sentire le ragioni della società, che prima o dopo con il croato dovrà affrontare anche il tema del rinnovo. Accadrà più prima che dopo. Settembre è il mese giusto per sedersi con Miroslav Bicanic, il suo agente, e cominciare a trattare. Brozovic ha il contratto il scadenza 2021 e fa parte della lista di giocatori che aspetta un adeguamento. Attualmente guadagna 2,5 milioni a stagione, Marcelo chiede un ritocco, oltre che una scadenza più lunga. Di contro PInter spingerà per eliminare la clausola di rescissione da 50 milioni di euro presente attualmente nel contratto. Ce n’è di strada di fare. Ma se vale il principio del do ut des, se leader sarà accordo più semplice si farà. Basta venirsi incontro. Basta guidare PInter fino «a riveder le stelle», come chiederà San Siro già da domani. Brozovic ha giocato quattro stagioni e mezza in nerazzurro. Quella mezza poteva essere completa, se nell’estate 2014 Mazzarri – allora tecnico nerazzurro – non avesse frenato il suo acquisto, poi rinviato al gennaio successivo. Ecco, un motivo in più per vincere e convincere oggi.

C è una sintesi perfetta  di cuore e di gambe, di buoni sentimenti e muscoli perfetti nel «vero Belotti» (copyright Mazzarri) che i tifosi del Toro (e non solo loro) si stanno godendo sin dai primi giorni del ritiro di Bormio. Perché il Gallo, per essere davvero tale, ha bisogno di avere la testa libera dai cattivi pensieri e un fisico senza scric- chiolii. Un’alchimia solo apparentemente semplice da realizzare, ma che nell’estate che sta finendo ha trovato la sua dimensione ideale.

RESTYLING Giura, Mazzarri, che stasera non sarà soltanto la sfida fra leardi e il suo capitano. Possibile che sia così, ma il tecnico del Toro sa bene che ci sono tutte le condizioni per vedere, quest’anno, il migliore Belotti possibile. Il Gallo si è presentato in ritiro, a inizio luglio, senza l’assillo del calcio- mercato, che tanto lo aveva tormentato un anno fa, e quella fastidiosa etichetta di mister cento milioni, pari alla clausola da versare al Toro per portarselo via. Un’annata con molte luci, ma pure altrettante ombre (il doppio infortunio al ginocchio destro ha pesato parecchio sul suo rendimento in campionato nella stagione passata) ha portato a spegnere qualche riflettore intorno a lui, che ha solo goduto di un’estate senza titoloni sui giornali.

GALLO ROBOT Al resto ha pensato la cura-Mazzarri a Bormio: preparazione mirata, carichi di lavoro intensi sin dall’inizio, ma crescenti, ed i risultati sono arrivati in fretta. Non solo per Belotti, in verità, visto che ad eccezione dell’ernia che ha fermato Bonifazi, nelle due settimane di lavoro in quota il Torino ha registrato zero infortuni muscolari. Fatto sta che un Gallo leggero nella testa e agile di gambe, ha permesso alla sua muscolatura possente di ottenere incrementi importanti che hanno dato sul campo risultati eccellenti. Ormai è storia nota, ma Belotti è stato pure il giocatore granata più utilizzato dal tecnico nell’intero precampionato (394’, contro i 392’ di Nkoulou), con un rendimento davvero super: undici reti segnate sino ad oggi, delle quali nove in sei amichevoli e due al Cosenza in coppa Italia. Nessuno in squadra ha fatto meglio di lui.

DUTTILITÀ Logico che di fronte a simili premesse sia lecito per tutti, a cominciare dal cauto Mazzarri, attendersi un campionato esplosivo da parte del suo uomo simbolo per eccellenza. Fra l’altro, con una serie di alternative tattiche a dir poco interessanti, visto che l’arrivo di Zaza, capace di muoversi anche come seconda punta, consente teoricamente di provare persino un 3-4-1-2, per non sacrificare l’estro di Iago Falque. Il Gallo e Zaza fianco a fianco difficilmente saranno una soluzione per l’immediato, ma i tempi non sono comunque lontani.

SACRIFICIO II Belotti bomber però non è solo questo: l’amichevole col Nizza, e poi ancora quella ad Anfield con il Liver- pool, per finire alla sconfitta casalinga di domenica scorsa con la Roma, hanno mostrato un’attitudine al sacrificio del Gallo a favore dei compagni che può rappresentare un vantaggio in più da sfruttare soprattutto nelle gare fuori casa, dove il movimento del capitano fra la linea mediana e il fronte dell’attacco crea frequentemente spazi improvvisi per gli inserimenti di Iago o, a turno, di uno dei centrocampisti o degli esterni. Una specie di incantesimo, insomma. Un tesoro che va oltre le tre stagioni consecutive di bomber in doppia cifra nella vita granata di Belotti: c’è molto di più. Spazio ai sogni della gente granata e, perché no, pure di Mancini.

La frenata e l’accelerazione, sperando che funzioni la frizione. L’Inter cambia, atteggiamento e modulo. Perché in fondo, quando Luciano Spalletti dice che «qualcosa a Reggio Emilia non è andato bene e possiamo metterci mano», vuol dire che in testa c’è qualcosa che frulla. Frullava pure prima, per carità. Ma la sconfitta con il Sassuolo ha messo fretta. Presto che è tardi, è l’ora della difesa a tre. La tentazione è forte, le prove della rifinitura di Appiano valgono una conferma, quantomeno una forte indicazione. Miranda più Skri- niar più De Vrij, tre colossi per un 3-4-2-1 che prende forma.

LE SCELTE II resto viene di conseguenza, effetto a cascata di una squadra che ora, aspettando Nainggolan, abbonda di giocatori sulla trequarti. E proprio lì nascono gli altri dubbi. Detto che Vrsaljko e Asamoah controlleranno le fasce e che Brozovic e Vecino (lui più di Gagliardini) si sistemeranno in mezzo, Spalletti ha passato la giornata di ieri e altrettanto farà oggi ragionando sui due giocatori da piazzare dietro a leardi. Quattro per due maglie, Reità è quello più indietro di tutti. Politano e Perisic in pole position su Lautaro, che potrebbe partire dalla panchina dopo l’esordio non felice di Reggio Emilia. Ma qui i ballottaggi sono apertissimi.

ANTI JUVE? NO Fin qui l’accelerata, sul modulo. La frenata invece Spalletti l’ha cercata e voluta sul ruolo di anti Juve. «Io adesso devo preoccuparmi di altro – ha spiegato l’allenatore -. Più che anti Juve, dobbiamo prima essere l’anti Roma o Fanti Napoli, considerata la differenza di mentalità dovuta ai risultati degli ultimi campionati. È chiaro che dopo il Sassuolo in realtà siamo l’anti…nessuno. Ma lo dico qui: quella sconfitta non ha minato niente, siamo una squadra forte, abbiamo l’obbligo di fare un campionato importante, a patto di riuscire a far meglio». Magari aiuterà anche la probabile svolta tattica. Ma ancor di più – è il ragionamento di Spalletti –

«sono convinto della serietà dei mie calciatori, ho visto la giusta etica del lavoro in settimana». I segnali migliori, per un tecnico. «Mi aspetto di più dai calciatori che c’erano lo scorso anno: è da loro che deve arrivare l’insegnamento ai nuovi». E qui Spalletti ha approfondito il discorso tornando su Reggio Emilia: «Vi lascio questo appunto: Dalbert diventerà un grande calciatore. Se non ne fossi convinto, avrei chiesto la sua cessione. In generale – ancora il tecnico – quel che più mi è dispiaciuto è l’aver rimesso in discussione le certezze che avevamo acquisito la scorsa stagione durante la lotta al quarto posto, questa cosa mi ha un po’ imbarazzato». Con il Torino non sono ammesse repliche. E qui Spalletti ha accennato alla personalità: «Sarà necessaria col Torino, dovremo essere determinati sia nel gioco pulito sia in quello sporco, riuscendo a indirizzare dalla nostra parte la gara in qualsiasi modo». È il richiamo alla battaglia quando il match non si mette bene, ad esempio dopo un episodio sfortunato.

LA SANZIONE Sfortunato (si può dire così?) come il mancato rigore su Asamoah che ha scatenato le proteste di Spalletti a Reggio Emilia: «Rimango della stessa idea, al Var sono state apportate delle modifiche, l’importante è che tutti le conoscano… Tutto viene fatto in funzione di una giustizia più obiettiva. Al contrario mi è dispiaciuto leggere che avrei offeso l’arbitro: non è stato così, diciamo che sarebbe servito un Var anche per questo… Mi è costata cara: oltre alla sanzione del giudice (10 mila euro, ndr), qui ad Appiano abbiamo anche un regolamento interno che punisce le proteste. E sapete chi l’ha fatto quel regolamento?». Spalletti Luciano, ovvio.