Tra paura e disinformazione: il problema del morbillo e della rinascita dei focolai pericolosi è strettamente connesso a quello dei vaccini obbligatori.

Cresce sempre di più in Europa il contagio da morbillo. Per quanto riguarda il nostro paese, i dati sono allarmanti, infatti, c’è un possibile rischio epidemia visti i quasi 2000 casi di quest’anno.

In tutta Europa la cifra sale ad oltre 41 mila adulti e bambini e solamente nei primi sei mesi del 2018.

Fabrizio Pregliasco, virologo del Dipartimento Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano spiega un po’ la situazione: “Abbiamo avuto più segnalazioni che in Paesi come il Congo o il Bangladesh. E il problema è anche che i dati sono sottostimati. Non tutti i casi vengono censiti: la situazione reale può essere ben peggiore di quella descritta.”

Il direttore della Divisione Emergenze Sanitarie e Malattie Trasmissibili presso l’Ufficio regionale per l’Europa dell’Oms fa un appello molto importante: “Ogni persona che non è immune rimane vulnerabile, non importa dove vive, e ogni Paese deve continuare a spingere per aumentare la copertura vaccinale.”
Inoltre, Zsuzsanna Jakab, direttore regionale per l’Europa, ha affermato: “Chiediamo a tutti i paesi di implementare immediatamente misure ampie e appropriate al contesto per diminuire la diffusione di questa malattia. Una buona salute per tutti parte dalla vaccinazione, e finché non elimineremo il virus non riusciremo a tener fede agli impegni per gli obiettivi di sviluppo sostenibile”.

Il Morbillo in Africa

Ogni minuto in Africa un bambino muore di morbillo, prima delle vaccinazioni di massa che ebbero inizio nel 1980 questa malattia infettiva provoca oltre 2 milioni e mezzo di morti nel mondo, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. L’organizzazione mondiale della sanità ha annunciato che negli Stati Uniti il morbo dopo più di vent’anni è stato debellato. Tuttavia, un recente rapporto sull’immunizzazione al morbillo dimostra che, mentre il continente africano ha compiuto enormi progressi nella lotta questa epidemia, in diversi Stati americani, la malattia ha fatto la sua ricomparsa. È stato riscontrato che lo scoppio del focolaio da cui è partito il contagio, è riconducibile ad una delle mete turistiche più visitato del mondo.

Cos’è il morbillo?

Il morbillo è una malattia virale infettiva che può essere contratta da persone non immuni di qualsiasi età. Negli adulti le complicazioni sono ancora più frequenti che nei bambini. Il virus del morbillo si trasmette attraverso colpi di tosse o starnuti (goccioline infette) o indirettamente tramite superfici contaminate. Alcuni giorni dopo il contagio compaiono i primi sintomi, simili a quelli dell’influenza: febbre, raffreddore, tosse persistente, ma anche irritazione degli occhi con ipersensibilità alla luce (fotofobia). Dopo un primo fugace abbassamento, la febbre riprende a salire rapidamente il quinto giorno; nel contempo, sul viso appaiono le tipiche macchie rosse (esantemi) che progressivamente si diffondono su tutto il corpo. Dal momento della guarigione clinica il sistema immunitario rimane indebolito ancora per alcune settimane. Non esiste un trattamento specifico per il morbillo, è solo possibile alleviarne i sintomi. In circa il 10 per cento delle persone che la contraggono, questa malattia causa complicazioni in parte gravi (7–9 % otite, 1–6 % polmonite, 0,6 % convulsioni febbrili, 0,1 % encefalite) che rendono necessario un ricovero in Il morbillo in breve ospedale. Malgrado l’ottima assistenza medica in Europa, un caso su circa 3000 ha un decorso mortale. Il morbillo, dunque, è una malattia da prendere sul serio che, dal momento della sua insorgenza, richiede una reazione immediata per impedirne la propagazione.

Il morbillo nel mondo

A livello planetario, il numero di decessi causati dal morbillo è sensibilmente diminuito grazie alle vaccinazioni. Nondimeno questa malattia rimane in tutto il mondo una delle principali cause di morte tra i bambini. Nel 2011, in Europa, oltre 32 000 persone sono state colpite dal morbillo, dieci casi hanno avuto un esito letale. L’Organizzazione mondiale della sanità e i suoi Stati membri sono attualmente impegnati per eliminare il morbillo in Europa. Un intento realizzabile solo a condizione che il 95 per cento della popolazione di ogni paese sia vaccinato. Nel 2000, il morbillo ha causato 548 000 decessi. Nel 2011, il morbillo ha mietuto 158 000 vittime, per la maggior parte bambini con meno di cinque anni, residenti nei paesi in sviluppo africani e asiatici.  Tra il 2000 e il 2011, grazie alla vaccinazione, il tasso di mortalità è diminuito del 71 per cento in tutto il mondo. L’eliminazione del morbillo permette di evitare ancora più decessi. Diversi paesi e continenti sono riusciti a debellare il morbillo: la Finlandia, ad esempio, ha registrato solo qualche raro caso dal 1996. Il continente americano (Nord e Sud) ha eliminato il morbillo dal 2002 e l’Australia dal 2008. Negli altri paesi scandinavi, nei paesi Bassi, in Portogallo, nella Repubblica Ceca, in Ungheria e in alcuni paesi asiatici come il Giappone, Taiwan e le isole del Pacifico meridionale l’eliminazione del morbillo è ormai imminente.

Il morbillo in Svizzera

Dall’introduzione della vaccinazione, i casi di morbillo sono sensibilmente di ­ minuiti, ma poiché la copertura vacci ­ nale della popolazione è ancora troppo bassa per fermare la diffusione di que ­ sto virus, lo scoppio di epidemie è una realtà ancora ricorrente. Nel 2012 in Svizzera sono stati dichiarati 65 casi, di cui per il 40 per cento si trattava di pa ­ zienti di età compresa tra i 10 e i 19 anni e per il 43 per cento di età superiore ai 20 anni. La situazione vaccinale era nota per 56 casi (86 % del totale): 8 di essi (14 %) avevano ricevuto una sola dose di vaccino contro il morbillo, 2 (4 %) due dosi e 46 (82 %) non erano stati vacci ­ nati. 12 (19 %) dei 64 pazienti per i quali sono disponibili informazioni dettagliate sono stati ricoverati. Nel 2011 sono stati dichiarati dieci volte più casi del 2012. Le cifre relative al morbillo in Svizzera: In Svizzera, in media l’85 per cento dei bambini di due anni è stato vaccina ­ to con due dosi di vaccino e il 93 per cento con almeno una dose. Queste percentuali variano sensibilmente da un Cantone all’altro. Il 77 per cento delle persone di età com presa tra i 20 e i 29 anni ha ricevuto due dosi di vaccino e il 93 per cento almeno una.

Un’ Europa senza morbillo entro il 2018!

Questo è l’obiettivo dichiarato dagli Stati membri della regione europea dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), di cui fa parte anche la Svizzera. La diffusione del virus del morbillo può essere fermata se almeno il 95 per cento della popolazione è vacci ­ nato con due dosi di vaccino. I paesi dell’OMS regione Europa perseguono l’eliminazione del morbillo dal proprio territorio. «Eliminazione» significa che i casi di morbillo diventeranno molto sporadici e, grazie a un tasso di copertura vaccinale sufficientemente elevato e a misure di controllo dei focolai, non saranno più in grado di innescare un’epidemia. Viste le condizioni quadro internazionali, anche la Svizzera ha deciso di inserire questo obiettivo di co pertura vaccinale nel programma nazionale di vaccinazione sostenuto dal Consiglio federale e, in pratica, da tutte le organizzazioni mediche. L’eliminazione del morbillo in Svizzera e in Europa impedirà anche l’esportazione di questa malattia verso altri paesi.

Non ho mai avuto il morbillo e non sono (completamente) vaccinato contro questa malattia. Come posso proteggermi dopo essere entrato in contatto con un malato di morbillo?

In questa situazione, è opportuno farsi vaccinare entro 72 ore (3 giorni) dal primo contatto per poter beneficiare di una protezione completa o parziale. A coloro che in precedenza sono stati vaccinati con una sola dose di vaccino, si raccomanda di completare la copertura con la seconda dose il prima possibile. La vaccinazione è raccomandata alle persone che non sono sicure del proprio stato vaccinale. In caso di esposizione, la prima dose può essere somministrata già a partire dai 6 mesi e, per completare la vaccinazione MPR, la seconda deve farvi seguito attorno ai 12–15 mesi, rispettando un intervallo minimo di un mese tra le due dosi. Perché in Svizzera si registra un numero così elevato di casi di morbillo? Il motivo va ricercato nell’elevato numero di persone che decidono di non farsi vaccinare o di non far vaccinare i propri figli perché «tanto gli altri sono vaccinati». Quando la vaccinazione contro il morbillo venne introdotta all’inizio degli anni 1970 e la malattia colpiva ancora la maggior parte dei bambini causando ogni anno decine di morti, un simile atteggiamento sarebbe stato inconcepibile. Attualmente chi non è vaccinato approfitta della protezione di chi lo è. Certo, optando per questa soluzione le persone non vaccinate non devono temere alcun eventuale effetto indesiderato della vaccinazione, ma in compenso corrono il rischio di contrarre loro stesse la malattia. La vaccinazione contro il morbillo è sì volontaria, ma solleva pur sempre alcune questioni etiche. La scelta di non vaccinare se stessi o i propri figli (senza motivi medici) mette in pericolo le persone più fragili. Se la Svizzera non dovesse raggiungere l’obiettivo europeo di eliminazione del morbillo, potrebbe subire un notevole danno di immagine che ad esempio si ripercuoterebbe sul turismo. Già durante i campionati europei di calcio del 2008 i tifosi che si recavano in Svizzera e in Austria venivano messi in guardia dal rischio di contrarre il morbillo.