La seconda giornata di Serie A ci porterà già un bel Big Macht che lascerà migliaia di tifosi incollati davanti gli schermi di qualsiasi dispositivo elettronico.

Sabato 25 agosto 2018 alle ore 18 Juventus e Lazio si affronteranno per giocare la seconda giornata del campionato di Serie A 2018 2019.

Nell’articolo spiegheremo in maniera dettagliata come seguire la bellissima partita fra Juventus Lazio in Streaming Gratis • Come vedere Juventus Lazio dove vederla

Dove vedere Juventus Lazio in tv

Come noto la partita Juventus Lazio sarà trasmessa in diretta live tv su  Sky Sport con un grande pre partita e come al solito un post partita per fare l’analisi sulla gara appena trasmessa, con interviste, Highlights e pagelle. Il calcio d’inizio sarà alle ore 18.

Dove vederla in streaming

Inoltre la gara Juventus Lazio sarà in anteprima anche per gli abbonati Sky su Sky Go, che consente di vedere i programmi Sky su pc e dispositivi mobili.

Ci sono poi tanti altri siti che trasmetteranno la gara in streaming: Il consiglio che diamo sempre ai nostri lettori, è quello di vedere la partita in modo del tutto legale, e no sui soli siti come Rojadirecta.

Emittenti che svolgono il proprio diritto d’autore fuori dei confini del nostro paese:

Paesi Bassi con l’emittente Sanoma Media Netherlands;
Svezia con l’emittente Modern Times Group;
Slovacchia con l’emittente Slovenská Televízia;
Suriname con l’emittente Surinaamse Televisie Stichting;
Turchia con l’emittente Turkish Radio and Television Corporation;
Paraguay con l’emittente Sistema Nacional De Television;
Svizzera con l’emittente Schweizer Radio und Fernsehen;
Serbia con l’emittente Radio-televizija Srbije;
Portogallo con l’emittente Rádio e Televisão de Portugal;
Repubblica Ceca con l’emittente Ceca Ceská Televize

L’istantanea (pur parziale dati i due rinvii legati alla tragedia genovese) del primo week end di serie A offre cifre comunque significative che aiutano a leggere quel che è accaduto in campo tra sabato e domenica, guardando dentro i risultati susseguitisi tra Verona e Reggio Emilia. Numeri che inquadrano meglio il successo della Juve sul Chievo, per esempio, di misura nel punteggio ma clamoroso nella mole di calcio costruito dai campioni bianconeri, non solo se comparata all’avverarsario di turno ma anche al resto delle aversarie: 27 tiri in porta (10 più della Roma), di cui 10 nelle specchio (6 quelli giallorossi), 8 parate di Sorrentino, 27 cross su azione, possesso palla oltre il 70%, percentuale di passaggi riusciti oltre il 90%. Insomma, è una Juve che occupa tutta la metà campo avversaria, sia per vie centrali che esterne. In tutto questo il peso di Cristiano è di assoluto rilievo: 9 tiri (ovvero il 33% del totale juventino), 4 nello specchio, portano la sua firma. Del resto CR7 è arrivato a Torino dopo un mondiale durante il quale, finché è rimasto in Russia, aveva messo tutti dietro i suoi 21 tiri in 4 partite, gli stessi di Griezmann campione del mondo e uno meno di Perisic, argento a Mosca. Che ancora l’ex madridista non sia al top (come potrebbe?) piuttosto lo testimoniano le 13 palle perse in fase difensiva e i 4 dribbling mancati. Juve che in questo caso ha avuto la meglio con Cancelo (4 dribbling), Dybala (3) e Alex Sandro (3), eversore in fascia come nessuno, con ben 10 cross.

IL PESO DI EDIN

Tornando al calcio “tirato”, da sottolineare come Dzeko nella Roma pesi più di CR7 nella Juve: 7 tiri su 17 significa che oltre il 41% delle conclusioni giallorosse sono state sue. Una Roma che ha tenuto molto meno palla (57%, quinta, superata anche dalla Spai), con meno passaggi rispetto a Napoli, Juve, Inter e nuovamente Spai, che non ha trovato il cross su azione (fuori dalle prime cinque).

PASSA NAPOLI. Primatista assoluto, in fatto di passaggi invece il Napoli (746, il 10% in più rispetto alla Juve), grande anche nel possesso (65%), Napoli che deve però migliorare la propria capacità di andare al tiro (10 conclusioni, meno di4 nello specchio). Il ko dell’lnter? Frutto soprattutto dell’aggressività del Sassuolo (23 falli commessi) dato che tiri, possesso, passaggi riusciti e cross risultano a livello delle migliori. Un po’ come la Spai e l’Empoli, per quanto riguarda le “piccole”, che la prima però non l’hanno steccata.

Leiva e Lulic, arrivano idee e corsa

Nuove forze, nuovi strumenti, due armi per colmare vuoti di ruolo e personalità. Dentro Leiva e Lulic, due impavidi in un colpo solo. Uno si butta su ogni pallone, uno non smette mai di correre. Geometrie e tackle, più corsa. Hanno ruolo e rango. Dentro al momento giusto, a Torino contro la Juve, regale avversaria. Sono due variabili che incidono caratterialmente e tatticamente. Leiva, il regista, un centrocampista totale, dai piedi taglienti e “intelligenti”. Lulic, il capitano, il totem dei totem laziali, incarna il gol segnato alla Roma. Sono personaggi che esulano dal protocollo del “normale”, trasmettono sentimenti vibranti. Non c’erano contro il Napoli, ci saranno nell’anticipo coi bianconeri. Ognuno sarà al suo posto. Leiva nel cuore del gioco, Lulic a sinistra, lì dove è stato adattato Caceres per non rischiare con Durmisi. Entrambi hanno dovuto scontare la squalifica scattata nell’infausta notte di Lazio-Inter. Leiva era in diffida, fu ammonito. Lulic fu espulso.

LA CARICA. La Lazio mostra da tempo carenze di personalità. Ci deve essere qualcosa di profondo che la limita, da cui non guarisce. Giocatori-trascinatori come Leiva e Lulic possono aiutare la squadra a cambiare atteggiamento. L’anno scorso, è vero, c’erano anche loro nelle partite dei blackout. Non averli accentua ancora di più il deficit di personalità. Leiva e Lulic possono dare una spinta in più, infondere impulsi. Leiva e Lulic giocano con coraggio, il che può aiutare a spostare più in là i limiti.

Sono da partite incandescenti. A differenza di Luis Alberto (reduce da un infortunio di due mesi), di Milinkovic e Caceres (impegnati ai Mondiali), Leiva e Lulic hanno svolto tutta la preparazione, hanno iniziato il precampionato a metà luglio e l’hanno completato senza accusare problemi di nessun tipo. Sono pronti, hanno avuto una settimana in più di tempo per prepararsi, tornano a puntino, per il match con la Juventus.

LE PROMESSE. Leiva, ad Auron- zo, aveva caricato il gruppo con queste parole, ammonendolo: «La stagione inizia con la voglia di stare vicini ai primi posti. E’ questa la mentalità che deve avere una squadra come la Lazio». Lulic, da capitano, aveva avvertito tutti: «fanno scorso abbiamo fatto vedere un bel calcio offensivo, ma non voglio più vedere i cali che abbiamo accusato con Salisburgo e Inter». Nessuno dei due è stato ascoltato. La mentalità da primi posti s’è notata a metà contro il Napoli e il calo mentale c’è stato di nuovo, s’è aggiunto alla collezione dei blackout. Leiva e Lulic, per ruolo e rango, sono due pilastri della Lazio. Animano la riscossa, spingono i compagni a tentare una nuova impresa a Torino. La resa preventiva non fa parte del loro modo di pensare e giocare. Con Leiva e Lulic a centrocampo si può sperare in maggiore autonomia fisica. Badelj, nella mezz’ora iniziale, ha offerto lampi. Caceres, adattato a sinistra, ha sulla coscienza la nascita del gol di Milik. Leiva e Lulic possono garantire cambi di gioco, di passo, di personalità, di umore.

Quello di Miralem Pjanic è molto più che un rinno­vo: è il primo tassello della Juventus del futuro. Chiu­so il mercato estivo 2018 la scorsa settimana, Bep­pe Marotta e Fabio Para­tici progettano già nuo­vi rinforzi. E il regista bo­sniaco, che nelle scorse settimane è stato corteg­giato da tutte le principali big europee (Barcellona, Real Madrid, Manchester City, Chelsea e Psg), è un po’ come fosse il primo di questi.

Siccome un attac­cante migliore di Cristia­no Ronaldo non esiste, anche nei prossimi mesi i dirigenti bianconeri si concentreranno soprat­tutto sul centrocampo. Il prolungamento di Pjanic fino al 2023, ufficializzato ieri dal club (l’ex gialloros­so guadagnerà 6.5 milio­ni più bonus), si aggiunge  all’arrivo estivo di Emre Can a parametro zero dal Liverpool. La caccia a un altro top player del­la mediana resta in cima alla lista 2019 dei campio­ni d’Italia. Il motivo è ab­bastanza logico: i trionfi della Juventus negli ulti­mi anni sono stati fondati sulla programmazione. Se Claudio Marchisio (di cui parliamo sotto) ha rescis­so il contratto nell’ultimo giorno di mercato, i cam­pioni del mondo Sami Khedira e Blaise Matuidi hanno entrambi 31 anni: nel quartier generale del­la Continassa sono ritenu­ti fondamentali, ma non eterni.

Un motivo suffi­ciente, come si è visto an­che nei mesi scorsi, per te­nere le antenne dritte e al­zare il pressing su diversi centrocampisti di qualità più giovani. Le gerarchie sono mobili e possono va­riare di giorno in giorno, soprattutto finché non suonerà la sirena di fine  mercato anche in Fran­cia, Germania e Spagna (31 agosto).

Al netto di nuove sor­prese, sono tre i nomi in cima ai desideri di Ma­rotta e Paratici: Sergej Milinkovic Savic (La­zio), Paul Pogba (Man­chester United) e Adrien Rabiot (Psg). Non sono cloni, seppur i primi due si assomiglino parecchio, però rientrano nella stes­sa categoria: centrocam- di fisico e qualità.

IL PARAMETRO ZERO

La Juventus, in tempi e   modi diversi, ha sondato tanto i due francesi quan­to il serbo nelle scorse set­timane quando la fatidica offerta irrinunciabile per Pjanic (quella da 100 mi­lioni) sembrava potesse arrivare veramente sulla scrivania di Marotta. Alla fine il 28enne ex romani­sta è rimasto e ha rinnova­to, ma i nomi di Milinkovic Savic, Pogba e Rabiot non sono stati cancellati. Negli ultimi anni è capita­to più volte che un gioca­tore trattato in un merca­to sia poi arrivato in quel­lo successivo. Emre Can e Matuidi sono i casi più freschi, non gli unici. Ra­biot potrebbe ripercorre­re le stesse orme del te­desco di origine turche.

Il 23enne centrocampista del Psg, pallino di Marotta e Paratici da almeno 5-6 anni, sta rifiutando ogni tipo di proposta di rinno­vo e il contratto è tutt’altro che lungo: scade il 30 giugno 2019. Il Paris Saint Germain ha il potere eco­nomico per far cambiare idea a Rabiot da un mo­mento all’altro proprio come successe quattro anni fa. Veronique, la ma­dre-manager del parigi­no, stavolta, però, pare più decisa a far decollare la carriera di proprio figlio lontano dalla Tour Eiffel. La Juventus non corre da sola (occhio a Milan, Bar­cellona e Arsenal), ma c’è. L’effetto Cristiano Ronaldo non sarà una carta da poco. Di sicuro ingaggiare Rabiot a parametro zero sarebbe un colpaccio alla Emre Can.

IL POLPO

Nei pensieri juventini c’è sempre anche Paul Po- gba, la cui convivenza con José Mourinho è sempre più complicata. Mino Raiola, potente agente del campione del mondo, ha fatto di tutto per tra­sferire il suo illustre as­sistito nelle scorse setti­mane. Il Manchester United non ne ha voluto sa­pere e ha rifiutato l’offerta da 112 milioni di euro del Barcellona. I catalani non molleranno la presa, ma dal primo settembre comincerà una nuova par­tita per Pogba e la Juven­tus tornerà “in campo’! In Inghilterra sono certi di una cosa: uno tra Po- gba e Mourinho lascerà Manchester nei prossimi mesi. Mezza Europa, tra cui i bianconeri, si augu­ra che sia lo Special One a trattenersi a Old Trafford.

IL SERBO

Nel podio della Juventus svetta pure Milinkovic Savic, che a sorpresa è rima­sto alla Lazio. Il presiden­te biancoceleste Claudio Lotito è stato di parola e per meno di 120 milio­ni non ha ceduto il ser­bo. Pensare che Milinkovic possa restare a Roma anche oltre il 2019 pare, però, impossibile. Prezzo e concorrenza (Real Ma­drid, Milan e Manchester United) saranno le mag­giori insidie per la Juven­tus.

Arriva la Lazio e in casa bianconera scatta l’allerta. Massimiliano Allegri non ha dimenticato quello che è successo la scorsa stagione: la squadra allenata da Simone Inzaghi (a lungo indicato come successore di Max) arrivò allo Stadium in autunno, andò ir. svantaggio ma vinse 2-1, cor. doppietta di Immobile e brividi nel finale per un rigore sbagliato da Dybala. Non solo: la Juventus aveva iniziato male la nuova annata, perdendo in Supercoppz sempre contro i biancocelesti Per questo c’è massima attenzione: in un momento in cui la condizione fisica e l’intesa non possono essere al top, Allegri ha chiesto alla squadra uno sforzo per bissare il successo con il Chievo e felici i tifosi che riempi ranno lo Stadium (sold out). Ieri tra l’altro la squadra si è allenata proprio allo stadio, un classico prima dell’esordio stagionale.
IL MODULO I nodi da sciogliere sono uomini e sistema di gioco: Max ha fatto prove su prove in questi giorni. Gli unici indisponibili sono Spinazzola (in fase di recupero dopo l’intervento al ginocchio) e De Sciglio, che ha già saltato la prima con il Chievo per un affaticamento muscolare. L’assenza dell’ex rossonero priva la Juve di un’alternativa più difensiva sulla destra ed è anche uno dei motivi per cui Allegri sta testando nuovi sistemi. A Verona Ronaldo si è mosso meglio nel secondo tempo che nel primo, per ché il 4-2-3-1 richiede una maggiore sincronia di movimenti (con i centrocampisti e gli esterni che devono occupare gli spazi lasciati da Dybala e da CR7). 11 4 3-3 invece dà più garanzie nell’immediato, soprattutto perché dà più solidità in mezzo.
SUGGESTIONE BBC 11 tecnico in questi giorni ha provato anche la difesa a tre con il ritorno alla vecchia BBC (Barzagli, Bonucci e Chiellini), che è sempre stata la coperta di Linus nei momenti di difficoltà. Così Cancelo, che ha caratteristiche più offensive, sarebbe più a suo agio, con Alex Sandro sul versante sinistro.

BERNARDESCHI MULTIUSO A centrocampo con questo sistema di gioco ci sarebbe un uomo in più: il candidato forte è Emre Can. ma attenzione a Bernardeschi, che ha fatto malto bene da mezzala contro il Chievo. Allegri ha provato l’ex viola in diverse posizioni, sia in mediana sia trequartista alla lsco, alle spalle di Dybala e Ronaldo. Curiosità: l’allenatore bianconerosi era affidato alla difesa a tre all’Olimpico, quando in primavera la Juventus vinse  nel finale contro la Lazio. 1 dubbi sono tanti e il tecnico ha ancora tempo per decidere. Ieri all’allenamento erano presenti Andrea Agnelli e Beppe Marotta e Mandzukic a fine sessione si è concesso ai tifosi per gli autografi. L’attaccante croato è entrato nella ripresa al Bentegodi e ha mostrato una buona intesa con Ronaldo. Con la Lazio potrebbe essere una delle novità in attacco, in particolare se Allegri deciderà di puntare sul tridente.

C è stato un tempo, ne r anche troppo lontano, in cui Leonardo Bo nuoci era il primo a pesticciare l’erba dello Stadium. Succede va prima del doloroso addio della scorsa estate, quando ancora non c’era nemmeno la scritta Allianz davanti all’ingresso dell’impianto della Juventus. Ormai era diventato un rito: Leo scattava dentro alle prime note di Thunderstruck, canzone degli AC/DC che d: solito annuncia il riscaldamento bianconero, per raccogliere l’applauso dei tifosi, e poi dietro di lui entrava il resto della squadra. Nell’ultima stagione il ruolo d’apripista è stato ereditato da Giorgio Chiellini, che nel frattempo è diventato capitano.

Che cosa succederà quest’anno lo scopriremo domani più o meno intorno alle 17, quando la nuova Juventus riceverà il primo abbraccio della sua gente e ci saranno anche altri debuttanti: sicuramente Cristiano Ilonaldo, probabil mente Joao Cancelo e magar, pure Emre Can. L’ultima volta che CR7 ha giocato allo Stadium ha fatto una doppietta e quella rovesciata che è rimasta nella storia. Cancelo era seduto tra le riserve durante Juve- Inter del 9 dicembre 2017, mentre Emre Can era nella rosa del Bayern che sfidò la squadra di Conte nella Champions League 2012-13 ma non andò nemmeno in panchina. Di sicuro per Bonucci non sarà un giorno come gli altri, e soprattutto lo affronterà con uno stato d’animo completamente di verso rispetto all’ultima volta. Bonucci ha sperimentato lo Stadium da ex una sola volta, 4 mesi e mezzo fa: un gol (inutile) in mezzo a fischi, cori contro e striscioni beffardi, con quell’esultanza che ai tifosi è rimasta sullo stomaco.

LAVORO IN PIÙ Guardare avanti con fiducia senza mai voltarsi indietro. E’ questa la filosofia di Bonucci, che si sta lentamente e piacevolmente riappropriando della sua vecchia vita. A Torino i tifosi lo fermano spesso quando lo incontrano per strada: lo salutano, lo incitano. Il difensore è sereno, appena può si rifugia in famiglia (nel giorno di riposo è stato a Marina di Pietrasanta, base estiva di moglie e figli) ed è concentratissimo sul lavoro. Fisicamente sta bene anche grazie al lavoro preventivo che ha fatto nei mesi estivi, pure in vacanza, prima da solo e poi con un preparatore. L’unico rammarico è per il 2-2 al Bentegodi: non rete di Leo, ma autogol di Bani. Ci riproverà domani, indipendentemente dall’accoglienza. Bonucci è consapevole che qualche fischio potrebbe arrivare (come a Verona), ma ha le spalle larghe, ha sopportato il fracasso dell’unico rendezvous con la divisa del Diavolo ed è talmente felice di essere tornato che tutto il resto diventa secondario.

LAZIO, DOLCI RICORDI Al Bentegodi è entrato nella scena incriminata  del Chievo, ma poi si è fatto perdonare partecipando al 2-2. E a proposito di gol, la Lazio è un avversario che gli evoca piacevoli ricordi: ha già segnato ai biancocelesti una volta allo Stadium, nella prima stagione di Allegri in panchina (2014-15). 11 difensore chiuse la pratica dopo l’1-O di Tevez: partì da metà campo palla al piede e inchiodò Marchetti con il destro. La Lazio è stata anche l’ultima squadra ad aver sbattuto contro la sua esultanza «Sciacquatevi la bocca» nella sua prima vita bianconera: finale di Coppa Italia giocata all’Olimpico, ancora 2-0 per la Juventus e ancora Bonucci che raddoppiò dopo il vantaggio di Dani Alves, stavolta con un tocco di sinistro da pochi passi. Tutti e due lasciarono la Juventus nel mezzo dell’estate, ma il brasiliano per sempre, mentre per Leo è stata solo una scappatella. Domani il suo riallineamento al pianeta bianconero sarà completo: a prescindere se sarà titolare o no, guarderà lo Stadium dritto negli occhi, poi manderà un bacio alla moglie Martina e ai figli Matteo e Lorenzo in tribuna e si sentirà l’uomo più felice del mondo.

I dubbi si stanno assottigliando, le scelte sono quasi fatte. Simone Inzaghi pare aver deciso la formazione con cui affrontare la corazzata Juve domani allo Stadium. Sulla parte destra della retro- guardia giocherà Wallace che ha vinto la sfida con Bastos e Caceres. Sarà dunque il brasiliano, insieme con Acerbi, a «curare» lo spauracchio Cri stiano Ronaldo. 1 due difensori saranno le uniche novità ri spetto alla squadra che dieci mesi fa sbancò a sorpresa lo stadio juventino (allora giocarono Bastos e De Vrij). Formazione molto simile, ma situazione diversa in casa Lazio. Molti biancocelesti non sono ancora in condizione ed anche per questo il tecnico ha deciso di evitare esperimenti. Accantonati dunque, almeno per il momento, sia il passaggio alla difesa a quattro sia l’utilizzo del doppio mediano. Se ne riparlerà più avanti. Intanto dall’infermeria giungono notizie poco confortanti. L’esito degli esami cui sì è sottoposto hanno infatti confermato per Luiz Felipe la presenza di uno stira mento tra primo e secondo grado al polpaccio sinistro. Il difensore brasiliano rischia di star férmo un mese. Più vicina la data del rientro di Valon Berisha. Anche lui ha rimediato uno stiramento tra primo e secondo grado (alla coscia destra), ma a fine luglio. Potrebbe tornare in gruppo già la prossima settimana, ma il rientro ci sarà dopo la sosta (ha saltato gran parte della preparazione e deve ricondizionarsi).

MIUNKOVIC Fra i protagonisti più attesi della sfida di domani c’è Sergej Milinkovic, corteggiato in estate dalla Juve. Il centrocampista serbo è sempre più vicino al rinnovo contrattuale con la Lazio. Il suo ingaggio passerà dagli attuali 1,5 milioni più bonus a 3 milioni di euro più bonus. C’è già un accordo di massima con il suo agente Kezman, sarà ratificato ai primi di settembre.

Il 10 maggio 2013, eclissi solare: uno spettacolo. L’11 maggio 2013, eclissi di Ronaldo: Mourinho lo tiene in panchina contro l’Espanyol. Non è più successo: in cinque anni e tre mesi di Liga, quando è stato convocato, ha giocato sempre dall’inizio. Per chi ha comprato un biglietto per Juve- Lazio di stasera, è una garanzia: tutti vedranno il 7. Lo ha detto anche Allegri: «Ora gioca, poi vedremo. Potrà capitare che vada in panchina e poi giochi mezz’ora». Lo Stadium, pieno con i suoi 41.000 spettatori come sempre, sarà… più esaurito del solito perché per la prima di CR7 vorrebbero esserci tutti. Allegri non per caso ha chiesto rumoroso sostegno.

ELEVATI ALLA SECONDA Cristiano una settimana fa a Verona ha provato a segnare in tutti i modi: c’è andato solo vicino. Una strana ricorrenza italiana dice che oggi potrebbe essere la volta buona. Molti campioni hanno segnato il primo gol in A alla seconda partita. Ronaldo, l’altro, alla prima col Brescia nel 1997 guardò i due gol di Recoba e si sbloccò alla seconda a Bologna contro Roby Baggio. Era il 14 settembre, Rome segnò di sinistro e Moratti in tribuna esultò aprendo le braccia come faceva il Fenomeno. Per Maradona, stessa storia. Aveva già segnato in Coppa Italia all’Arezzo ma in campionato alla prima restò a secco contro il Verona. Il Pibe esultò alla seconda, al San Paolo: rigore contro la Samp. Stringendo il cerchio al bianco e al nero, si trovano conferme. Per Platini il primo gol arrivò, guarda un po’, alla seconda partita di campionato, al Comunale contro il Cesena. Domenica 19 settembre 1932, passaggio in verticale del «gemello» Bonieke gol col sinistro. Ultimo nome, Trezeguet. Trezegol arrivò a Torino nel 2000, ma Ancelotti ci andò piano. Alla prima, a Napoli, lo lasciò in panchina. Alla seconda Trezeguet non segnò, alla terza entrò dalla panchina, a San Siro contro il Milan, e impiegò un paio di minuti per mettere in porta in tuffo di testa un cross di Zizou deviato da Costacurta. Gol alla seconda partita, come per Batistuta, Higuain, Dzeko e tanti altri campioni. Cristiano, che per scaramanzia fa sempre il primo passo in campo col piede destro, apprezzerà.

Una risata vi seppellirà. No, Simone Inzaghi non è improvvisamente diventato un nostalgico del movimento studentesco degli anni 70, per cui quella frase (una risata vi seppellirà) era uno dei motti branditi contro il potere. La risata evocata dal tecnico della Lazio è invece quella con cui lui e Lorito hanno seppellito il polverone stato dalla litigata telefonica che h’ ha visti protagonisti qualche tempo fa. Un confronto duro, acceso, che sarebbe dovuto restare segreto e che invece è stato immortalato e poi divulgato grazie ad uno smartphone galeotto. Nessuno strascico, però. Nessun rancore. È lo stesso Inzaghi a spiegare perché: «Chi sta nel calcio sa che questi confronti sono all’ordine del giorno. Si discute, a volte si litiga, ma poi d si chiarisce e si va avanti. Col presidente ci conosdamo da quasi 15 anni, tutti e due abbiamo a cuore il bene della nostra Lazio e siamo entrambi molto esigenti. Questo può portarci ad avere anche confronti accessi, come quello finito sul web. L’importante è che queste discussioni siano costruttive e, nel caso mio e di Lotito, lo sono sempre». Vicenda chiusa, dunque. «Quel problema (la sostituzione di alcuni fisioterapisti, ndr) è già stato affrontato. In aumento alle polemiche dal video, il presidente mi ha chiamato per chiarirci. Ma non c’era bisogno. G siamo solo fatti una risata».

SPAURACCHIO CR7 Inzaghi, una risata spera di farsela anche allo Stadium. Ma sarà meno falle. Anzi se pensa all’avversario da affrontare non gli viene per nulla da ridere. «Giochiamo contro una squadra straordinaria, composta da grandi campioni e diretta da un allenatore bravissimo. Cristiano Ronaldo sarà il sorvegliato spedale, è il migliore al mondo e non sarà semplice fermarlo. Ma la Juve è anche altro. Sarà dura». Eppure, contro questa corazzata, la Lazio è stata capace di vincere due volte su tre nella scorsa stagione. «Questo tipo di partite è nel nostro dna – riconosce Inzaghi -. Certo, peravere qualche speranza dovremo ripetere le prestazioni straordinarie grazie alle quali vincemmo in Supercoppa e poi a Torino in campionato». Anche perché – Latito dixit – questa Lazio vale died volte più dell’altro anno. «Siamo sicuramente una squadra force – glissa Inzaghi -, abbiamo molte più alternative rispetto a un anno fa. La cosa più importante è restare sereni e lavorare duro». E trasformare i contrasti in risate, con cui seppellire tutto.